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Simulatore colore capelli: come usarlo in consulenza, e dove si ferma

Un simulatore colore capelli fa vedere alla cliente un tono addosso a lei prima di prendere in mano la ciotola. Usato bene accorcia la consulenza; usato male promette un risultato che il capello non può dare. Questa guida è per chi il colore lo fa: cosa sono questi strumenti, come si usano in poltrona e dove finisce il loro mestiere.

  • Di Gabriele Pieretti
  • Pubblicata
  • Lettura: 6 minuti
  • Per parrucchieri e coloristi

Se cerchi «simulatore colore capelli» trovi soprattutto app e siti per chi vuole cambiare tinta da sola, a casa, su una foto. In salone la domanda è un'altra: non «come starei bionda?», ma «come faccio a far vedere a questa cliente, adesso, la differenza fra un castano dorato e uno cioccolato, senza descriverla a parole?». Il simulatore è la risposta a questa seconda domanda, a patto di sapere cosa sa fare e cosa no.

Sei una cliente e vuoi provare un colore sul tuo telefono? C'è Miraviso Colore, gratuita per Android. Se vuoi la stessa prova in salone, chiedila al tuo parrucchiere. Il resto di questa pagina parla a chi sta dietro la poltrona.

Che cos'è un simulatore colore capelli

È un programma che riconosce i capelli in un'immagine e li ricolora, lasciando com'è tutto il resto: viso, pelle, sfondo. Ce ne sono di tre tipi, e conviene distinguerli perché servono a cose diverse.

Il filtro su foto. Si scatta una foto e si sceglie un colore da una tavolozza fissa. È quello delle app gratuite: veloce, ma la foto è ferma, la luce è quella dello scatto e i colori sono preset uguali per tutti, non quelli che hai in laboratorio.

Lo specchio in tempo reale. La fotocamera inquadra la cliente e il colore cambia sul video, mentre lei gira la testa e va verso la luce. È il più vicino a come si guarda davvero un colore: in movimento, da più lati, con riflessi che cambiano.

L'immagine generata dall'intelligenza artificiale. Dalla foto della cliente si genera un'immagine nuova con il look richiesto, colore e spesso anche taglio e piega. Regge i cambi forti meglio di un filtro, ma è un'immagine costruita, non una ripresa: va dichiarata come tale.

Come si usa in consulenza

1. Prima la diagnosi, poi lo schermo

Guarda i capelli prima di accendere il tablet: base naturale, lunghezze già trattate, porosità, ricrescita, cosa è stato fatto negli ultimi mesi. Il simulatore non sa niente di tutto questo, e se lo accendi per primo la cliente si innamora di un colore che magari richiede tre sedute. Decidi tu, prima, cosa è fattibile; lo schermo serve a scegliere dentro quel campo.

2. Tre direzioni, non quaranta

Far scorrere tutta la tavolozza confonde. Proponi due o tre direzioni coerenti con la diagnosi, per esempio lo stesso livello in versione calda e fredda, e un tono più chiaro. Ogni passaggio dura pochi secondi, quindi la prova sta dentro il tempo della consulenza invece di allungarlo.

3. Il prima e dopo, con lei davanti

Il confronto che convince è quello fra lei com'è oggi e lei con il colore nuovo, uno accanto all'altro o uno dopo l'altro. Falle muovere la testa, girarla verso la finestra, guardare il profilo. Se ti accorgi che guarda solo il viso e non i capelli, è il segnale che il colore sta lavorando sull'incarnato: ed è lì che si decide fra caldo e freddo.

4. Dalla tonalità sullo schermo alla formula

Lo schermo mostra un'intenzione, non una formula. Quando la cliente ha scelto, traduci tu: livello, riflesso, tecnica (tinta piena, balayage, ombré, schiariture), e chiedi conferma con la cartella colori in mano. Se il tono scelto non esiste nella tua linea, è il momento di dirlo, non dopo la posa.

5. Chiudi a voce, e scrivilo

Riassumi in una frase cosa farete oggi e cosa, eventualmente, alla seduta successiva. Poi scrivilo nella scheda cliente con la formula: la prossima volta non riparti da zero. Cosa metterci, e come conservarla, è nella guida sulla scheda cliente del parrucchiere.

Se la difficoltà non è lo strumento ma la cliente che non riesce a decidere, il problema è raccontato a parte nella guida sulla cliente indecisa sul colore.

Le foto che restano alla cliente

Spesso la cliente chiede «me la mandi?». È una richiesta ragionevole, ma la foto della simulazione è una foto del suo volto, e vale per lei quello che vale per tutte le foto delle clienti: serve il suo consenso, e non deve partire dal telefono personale di chi lavora in salone, dove poi resta per anni nelle chat e nei backup. Il perché, e come organizzarsi, è nella guida sulle foto delle clienti su WhatsApp.

Se l'immagine è generata dall'intelligenza artificiale c'è un passo in più: chi la riceve deve sapere che è generata, anche se poi la pubblica. È spiegato nella guida sull'AI Act per il salone.

Dove si ferma: i limiti

Un simulatore colore capelli fa una simulazione, non una previsione tecnica. Le ragioni sono concrete:

  • Non conosce il capello. La resa reale dipende dalla base di partenza, dalla porosità, dai trattamenti precedenti e dalla formula che sceglierai. Sullo schermo un biondo freddo arriva in un istante; su un castano scuro con henné nelle lunghezze no.
  • Non sa quante sedute servono. Una schiaritura importante sullo schermo è un tocco; in poltrona può essere un percorso. Dillo tu, prima che lo dica la cliente.
  • Dipende dalla luce e dallo schermo. In controluce netto, o con metà testa fuori inquadratura, la resa peggiora; e uno schermo non riproduce un colore come lo vede l'occhio alla luce del giorno.
  • Non sostituisce la prova ciocca. La simulazione risponde a «dove vogliamo andare?»; la prova ciocca a «come reagiscono questi capelli a questa formula?». La seconda domanda si risolve solo sul capello vero. E non sostituisce il test di sensibilità previsto dal produttore del colore, che è un'altra cosa ancora.

Detto alla cliente, il limite non toglie valore allo strumento: lo rende credibile. «Questa è la direzione; quanto ci arriviamo oggi lo vediamo dalla prova» è una frase che mette d'accordo tutti e due.

Come lo fa Miraviso

In Miraviso il simulatore colore è la prova colore in tempo reale: uno specchio virtuale sul tablet del salone. La cliente si guarda e vede i suoi capelli con il colore scelto mentre si muove. Oltre alla tinta piena ci sono balayage, ombré e sombré disegnati sui suoi capelli, e su una foto ferma un pennello con cui dipingi tu, con il dito, dove andrebbe il colore. L'elaborazione avviene interamente sul tablet: nessuna immagine del volto viene inviata o salvata, e funziona anche senza internet.

Per i cambi forti, come una schiaritura importante o un look nuovo con taglio e piega, c'è la consulenza IA: parte da una foto, con il consenso della cliente, e solo con clienti maggiorenni. Lì la tonalità si può scegliere anche inquadrando una ciocca della cartella colori, la versione calda e quella fredda si confrontano sul viso, e il «Prima e dopo» anima sul tablet il passaggio dalla foto al look. Ogni immagine è marcata come generata dall'IA. Che fine fanno le foto nelle due funzioni, e perché la regola è diversa, è spiegato nella pagina sull'intelligenza artificiale per parrucchieri.

Sul punto delle foto alla cliente, la risposta onesta: l'app del salone non ha un tasto per condividere o esportare le immagini. Il colore live non salva niente; le immagini della consulenza IA restano nella scheda cliente solo se il salone le salva, con un consenso a parte. Se la cliente vuole riprovare i colori a casa, può scaricare Miraviso Colore sul suo telefono Android.

Il modo più rapido per capire se ti serve è vederlo su una consulenza vera: la demo dura venti minuti, sul tuo bancone o in videochiamata, e dopo ci sono 14 giorni di prova gratuita.

Domande frequenti

Il simulatore colore capelli è affidabile? Sulla direzione sì: fa vedere se un tono caldo o freddo, più chiaro o più scuro, sta bene sul viso della cliente. Sul risultato tecnico no: non conosce la base di partenza, la porosità e i trattamenti precedenti, e non sa quante sedute serviranno. Quello resta un giudizio del colorista.

Il simulatore sostituisce la prova ciocca? No. La simulazione serve a decidere insieme alla cliente dove andare; la prova ciocca serve a sapere come reagiscono i suoi capelli a quella formula. Sono due domande diverse, e la seconda si risponde solo sul capello vero. Lo stesso vale per il test di sensibilità previsto dal produttore del colore.

Posso dare alla cliente la foto della simulazione? Puoi, ma è una foto del suo volto: va trattata come le altre foto delle clienti, con il suo consenso e senza passare dal telefono personale di chi lavora in salone. Se l'immagine è generata dall'intelligenza artificiale, va detto anche a chi la riceve. L'app di Miraviso per il salone non ha un tasto per condividere o esportare le immagini.

La cliente può provare il colore anche a casa? Sì, con Miraviso Colore, l'app gratuita per telefoni Android: prova colore sul telefono, senza registrazione, e la mappa dei saloni aderenti. Non esiste una versione per iPhone.